Io penso dei.

Il giorno prima del giorno delle elezioni è un giorno fantastico. È il giorno, il solo giorno dell’anno, quando c’è, dedicato, e per legge, alla riflessione. È il giorno dedicato al silenzio, silenzio elettorale, silenzio d’elezione, e disciplinato, appunto, da una legge, 4 aprile 1956, art. 9 bis: Divieto di propaganda elettorale.
Il giorno prima del giorno delle elezioni è il giorno in cui, dunque, si tutela l’Io penso, lo si emancipa dalla propaganda, affinché l’Io penso possa, senza distrazioni e manipolazioni, “tirar le somme”, arrivare a un giudizio proprio e libero su tutto quello che ha ascoltato, letto, udito, visto in campagna elettorale. È un giorno in cui tutto il Paese si trasforma in silenzio di monastero di clausura per pensare e meditare. Meraviglia.
L’io penso day (pronuncia: dei e si vola alto), questo giorno dovrebbe diventare una ricorrenza annuale, anche senza elezioni, la giornata dell’Io penso, oppure si potrebbe o forse si dovrebbe votare una volta l’anno, perché no, votare è utile, vincono sempre tutti, amplifica le invenzioni verbali, le statistiche, ha in sé qualcosa di estivo con quella cabina e poi lo spoglio, da cui i mitici governi balneari, e il corpo che rinasce dall’uran, il corpo elettorale, perpetua reincarnazione del voto, e il voto stesso, tra espressione del e adempimento al, proprio come prendere i voti, votarsi a qualcosa, votare un partito, speriamo non partito per la tangente, o votare per partito preso. Io penso.