La libreria come meta

Dunque: ho frequentato per anni una cosiddetta grande libreria in una così detta grande città. Nel senso che la grande libreria era diventata la meta preferita delle mie passeggiate serali preprandiali. Uscivo di casa e camminavo lungo un corso molto frequentato e con molte attività commerciali, sia da una parte della strada, che dall’altra. Normalmente alternavo l’andata su un marciapiede e il ritorno su quello opposto, seguendo il senso di marcia delle auto. Arrivavo, entravo e girovagavo tra sale e scaffali.
Avvenne che un giorno, e non so nemmeno come, scoprii che il mio interesse, ovvero la motivazione che mi portava nella grande libreria, si era con mia sorpresa spostata dai libri della libreria alla libreria in sé, ovvero, per capirci, mi accorsi di entrare nella libreria non più per leggere i libri della libreria, ma per leggere la libreria stessa.
E fu così che la libreria, da meta della mie passeggiate, era diventata una meta-libreria: ovvero la lettura della libreria era diventata più interessante della lettura dei libri della libreria.
Tutto iniziò dal reparto Storia. Il quale, da anni, occupava un’intera parete, lunga e fornitissima di titoli. Un giorno, così, non trovai più niente: il reparto Storia si era ridotto a un solo scaffale d’angolo; al suo posto: “Attualità e Geopolitica”. Poi, nell’ordine, scomparvero “Classici Greci e Latini”, lasciando solo un piccolo presidio, con una decina di testi. Antropologia cedette il posto a “Erbe, aromi e cucina”, con buona pace di Piero Camporesi e i suoi studi sul cibo. Il reparto Filosofia si divise in due zone: “Filosofie orientali”, da una parte, e “Papa Francesco”, dall’altra. Poi seguì un vero e proprio boom di psicologia, Pnl, manuali di automotivazione e analoghi titoli dal gustoso gusto performativo. Scienza si trasformò in “Scienza e medicina”, roba del tipo: viver bene e sani. “Letteratura” si tramutò in “Nuove proposte, nuovi talenti e romanzi” con una semina intensiva di copertine, blurb e titoli decisamente più interessati dei contenuti contenuti nei libri stessi. Nel reparto “Nuove proposte”, per un certo periodo, ci fu un boom anche della narrativa erotica e schemini vari. All’ingresso della libreria, arrivò quindi Lui, il Centenario, Prima guerra mondiale, con testi, manuali e libri d’immagini a più non posso.
Nel frattempo, si moltiplicarono le presentazioni dal vivo con l’autore. Ogni sera, uno scrittore diverso. L’ultima fu una ragazza da poco trasferitasi, così raccontava lei, a Milano; stava lì, seduta su una sedia, a confessare al microfono di non riuscire a trovare un ragazzo con cui “fare sesso”, tra le ansie della mamma e delle amiche. E così, nell’attesa, aveva scritto un libro per raccontare che non riusciva a trovare un ragazzo per “fare sesso” (diceva proprio così e poi rideva). Ricordo che aveva una voce da bambina e tanti intercalari televisivi nel vocabolario. Con lei, e le sue astinenze, chiusi con la cosiddetta grande libreria, nella così detta grande città, e altrove mi librai.
Fine della storia.