Odissea nello spazio

Spazio, ovvero lo spazio tra le righe, cioè quel leggere tra le righe, là dove non c’è testo, ma solo significato remoto, altresì detto recondito, ad urbe recondita, la città nascosta del testo. Cioè il testo come metropoli e, per la nota proprietà commutativa, la metropoli come testo.
La parola curva e deforma lo spazio, lo spazio del foglio ad esempio, creando un campo gravitazionale che attira la materia grigia (del cervello), attraverso un complesso processo di neurotrasmettitori.
La parola, dunque, vista come un pianeta, e, come i pianeti, le parole si aggregano in sistemi di frasi e poi galassie e, come i pianeti, le parole si allontanano verso lo spazio, quello (che si legge) tra le righe, appunto. Attorno a una parola, come satelliti orbitano pensieri, pensieri che si addensano in nubi di energia, generando turbinii di idee che collidono tra loro e generano altri pensieri.
Ma lo spazio è essenziale, per la scrittura e la lettura. Senza spazi tra le parole, e nelle lettere stesse, la scrittura sarebbe una macchia d’inchiostro, indecifrabile. Un puntino, e poi fu un Bic Bang, migliaia di anni fa, a dare vita alla scrittura e con essa allo spazio e al tempo, cioè ai mondi e alla storia.
Sì perché con lo spazio le parole curvano anche il tempo, spezzano la sua scansione, per noi senza diritto di recesso, lo ripiegano in fogli e attraverso buchi neri d’inchiostro, ci emancipano dal tempo lasciandoci viaggiare nel tempo stesso.
Ad urbe recondita, dunque i romanzi come metropoli, e gli spazi tra le righe che diventano viottoli e strade che ci guidano verso altri significati, come tra case e palazzi, perché sono le strade che raccontano, non le case, che custodiscono, viottoli e strade tra cui ci si smarrisce, la diritta via, e allora si sfoglia un dizionario come una mappa o si chiedono indicazioni, per riprendere il filo del discorso e uscire in quel labirinto senza significato dove mi sto cacciando io adesso.
Ecco: leggere un testo tra le righe come se si passeggiasse in una metropoli; e se solo, viceversa, potessimo leggere una metropoli come se fosse un testo; se le abitazioni diventassero lettere e racconti, e in ogni casa leggere la sua storia, le sue storie, anch’esse recondite. E se solo potessimo passeggiare tra le righe di un racconto o di una poesia, tra gli spazi vuoti, e fermarci ad ammirare una parola, come se fosse un palazzo antico, riconoscerne l’origine, l’epoca, l’autore, lo stile.