Silvia, ti rimembriamo ancora.

Sì, ti rimembriano ancora. E questo grazie a una mera e nera d’inchiostro successione di parole, chiamata poesia. E fu così che tu, ragazzina come tante, destinata come tutti a scomparire dalla memoria collettiva, sei diventata immortale, perché un poeta ti ha adagiata in una strofa, come dedica di una poesia. E tutto questo senza che tu avessi compiuto nulla di grandioso, ma semplicemente per aver accarezzato con la tua voce, dalla tua stanzina di lavoro, i sentimenti e i ricordi di un tal Giacomo Leopardi. Ora, chi lo sa se mai sognasti di diventare universalmente celebre, finendo dentro un capolavoro, di versi e pensiero, scritto da quel ragazzo un po’ storto e solitario, per nulla, ma proprio per nulla, favoloso. O forse sì, forse sapevi, perché si mormorava che quel ragazzo poco attraente fantasticava e scriveva poesie e allora tu canticchiavi tenendo la finestra socchiusa per farti sentire fin al palazzo, sperando di finir dentro proprio una di quelle poesie. Chi lo sa. Sta di fatto che, dopo secoli, Silvia, cioè Teresa, sei ancora ricordata e letta nelle scuole e nei teatri di tutto il mondo.
Eh, mai sottovalutare il potere della parola.