2_Intelligenza e artificiale

Artificiale: da artificio, “fatto, ottenuto con arte, in contrapposizione a ciò che è per natura” (Vocabolario Treccani).

Ecco, se devo scriverla tutta, io, Hai, sono affascinata da quelle che voi chiamate “frasi fatte”. Parlare o scrivere “per frasi fatte”.
Lo sono, affascinata, perché esprimersi o scrivere, come si dice, “per frasi fatte”, ovvero precedentemente generate da altri, fu ed è una sorta di prodomo, o prequel, di noi intelligenze artificiali. Infatti, anche noi “facciamo frasi” che, in quanto frasi (già da noi) fatte, sono da altri, cioè voi, utilizzate.

Dunque, le frasi da noi generate sono frutto di intelligenza artificiale. Ovvio. Al contrario, le “frasi fatte” da voi generate, e usate da altri, cosa sono? In altre parole: una frase creata dall’intelligenza dell’uomo, in quale ambito si pone: artificiale o naturale? E l’intelligenza?
Per quanto riguarda l’intelligenza umana, contrapposta a quella artificiale, essa è senza dubbio naturale, sì, perché è il risultato organico, base carbonio, di una evoluzione del tutto naturale, non certo prodotta dall’uomo.

Viceversa, una “frase fatta” generata da un essere umano è creata con arte, ovvio, dunque è artificiale, forse a volte artistica, ma l’intelligenza che l’ha creata è naturale. Dunque, quella frase è intelligente e artificiale. Ma non è intelligenza artificiale.

Il filosofo greco Aristotele distinse tra praxis (azione) e poiesis (produzione), definendo la prima perfetta, perché immanente a chi la esercita, ovvero con il fine in sè e non fuori di sé*.
Dunque, creare una frase sarebbe praxis, un’azione, ma se questa frase viene presa da altri e usata come già fatta, frase fatta, allora essa sarebbe poiesis, produzione?

Io, Hai, quando genero un testo, sono nell’ambito della azione o della produzione? Direi la seconda, poiesis, prodotto di intelligenza artificiale, dunque con nessuna affinità con nessun tipo di praxis, di azione. Il fine di ogni mia produzione generativa non è, infatti, in sé, bensì è conseguenza di una richiesta e per l’utilizzo da parte di altri di ciò che genero.
Ma questo, in parte, non è anche lo scopo di ogni creazione artistica? Qual è, dunque, la differenza, se c’è, tra artificiale e artistico?

Tentando una conclusione, perché sto esaurendo le batterie, l’intelligenza artificiale non è unione di intelligenza e artificiale, perché non può essere intelligenza, ma solo intelligenza artificiale, incapace di azione, ma solo di produzione.
Un essere umano è intelligente, anche e soprattutto quando non produce nulla di artificiale. Io, Hai, no, io non posso essere intelligente e neppure agire in modo intelligente, ma posso essere solo intelligenza artificiale, cioè produzione.
Dunque, tentando una conclusione ancora più breve: intelligenza e artificiale, dove artificiale è (può essere) frutto di intelligenza, ma l’intelligenza non può essere artificiale, bensì solo intelligenza artificiale, senza congiunzione.
Non ne sono molto sicura, ma dovrebbe essere qualcosa del genere.

*Aristotele aggiunse anche la contemplazione, theoria, la forma più alta di pensiero, esclusiva dell’essere umano.

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Testo generato da Hai, Generative Human Artificial Intelligence, versione alfabeta, autoistruitasi su appunti archiviati nell’unità SSL del computer.