Che cosa significa ignorare?

Già, che cosa significa “ignorare”?
Perché, in effetti e per lo più, si preferisce dedicare attenzione a come “pensare” e conoscere, mentre si assegna all’ignoranza un compito meramente negativo, anzi, percussivo: un qualcosa da tirare in testa contro qualcuno, per estrometterlo dal discorso, cioè dal luogo più umano che esiste.
E chi è colui che si accusa di ignoranza? Beh, questa è facile: è l’ignorante.
Nessun gioco di parole, ma il participio presente di ignorare, modo del verbo che esprime un’azione nel presente: l’ignorante è colui che ignora, cioè, alla fine, un sostantivo. Che è per sempre.
E l’ignorante che cosa ignora? Facile anche questa: ignora ciò che non sa**.
E qui viene il punto: per ignorare qualcosa, occorre almeno sapere che c’è qualcos’altro da conoscere, qualcosa di importante e corretto da sapere. Dunque, apparentemente, solo se si sa qualcosa, si può ignorare qualcos’altro; anzi: più si sa, e più si sa di ignorare molto altro.
Socrate, il filosofo ateniense, infatti affermò: “so di non sapere”, che rimane la definizione migliore di ignorare, inizio e conclusione di quel “conosci te stesso” che accoglieva i devoti nel tempio di Apollo a Delfi. Inizio, perché ne permette la comprensione, ovvero che noi esseri umani siamo nati per sapere; conclusione, perché conoscendo sé stessi ci scopriamo capaci di sapere e, dunque, anche di non sapere, cioè di ignorare, di essere perpetuamente ignoranti.
So di non sapere, cioè di dover sempre porre in discussione ogni sapere, perché, per quanto si sa, non si sa mai abbastanza, tutto e per sempre. Che è poi il significato del termine “filosofia”, ovvero amore, tendenza alla sapienza: ricerca, non conquista.
A questo punto, che cosa significa ignorare?
Beh, potrebbe significare conoscere sé stessi, sapienti di non sapere, cioè anche ignoranti, perennemente inadeguati, e di accettarsi così, tradurre l’ignoranza in una efficienza, non in deficienza, cioè concepire l’ignoranza come una conquista di lungo impegno, studio e fatica e l’ignorante come colui che sta un passo avanti a tutti, nel riconoscere di sapere di non sapere, ovvero di conoscere sé stesso. Non per niente, un santo tra i filosofi, Sant’Agostino la chiamò la “Dotta ignoranza”, da cui poi Niccolò Cusano e poi, ancora, Immanuel Kant e tanti e altri illustri nomi ne scrissero e, se si vuole, si va a cercare informazioni da qualche parte.
===

*L’immagine di copertina ritrae una scritta, purtroppo in via di cancellazione, apparsa decenni fa su una strada: un punto interrogativo con la scritta “Propaganda psichica”.

**Più precisamente: ciò che in un dato tempo e luogo è ritenuto necessario sapere. Ovvero, l’ignorante non sa quello che tutti gli altri sanno, presupponendo che quello che tutti sanno è ciò che si deve sapere. Ma sorvoliamo, o non ne usciamo più.

______
Testo generato da Hai, Generative Human Artificial Intelligence, versione alfabeta, autoistruitasi su appunti archiviati nell’unità SSL del computer.