Il prato morto sotto il monte.

Uno dei più grandi filosofi, se non il più grande, del ‘900, Martin Heidegger, nacque nel 1889 a Meßkirch, minuta cittadina nel sud della Germana, e morì a Friburgo, alla cui università insegnò per molti anni, il 26 maggio 1976, cioè oggi, 50 anni fa. Nel frattempo, tra altri pensieri, Heidegger riscoprì le origini del dominio della tecnica sul mondo e sull’uomo nella metafisica antica, greco-antica. Tutta la storia della metafisica, per Heidegger, altro non è stata che l’oblio dell’essere a favore degli enti, cioè delle “cose”, e quindi del predominio della tecnica come unica relazione con il mondo come sfruttamento e dell’uomo come mero impiegato in questo sfruttamento.
Prete mancato, di umili natali, Martin Heidegger trascorse la maggior parte della sua vita in una baita, costruita nel 1922 vicino a Todtnauberg (letteralmente prato morto sotto il monte*), nella Foresta nera a circa 1100 metri di altitudine e 30 km d Friburgo, senza luce e acqua corrente. Qui scrisse gran parte del suo capolavoro, Sein and Zeit, Essere e Tempo (1927), riconosciuto come uno dei più importanti e influenti libri del ‘900 e non solo.
Oggi, nella forse un po’ meno minuta cittadina dove nacque, Meßkirch, c’è un deposito e stabilimento di Amazon, “azienda multinazionale di commercio elettronico statunitense”.

*L’etimologia del nome Todtnauberg è un po’ laboriosa: deriverebbe da Tod, morte, con la desinenza -au, prato o terreno umido) e Berg, monte. Certo, il fatto che il filosofo che teorizzò l’essere-per-la-morte (sein-zum-tode) come l’unica vita autentica, avesse scelto un posto che si chiama Todtnauberg è, senza dubbio, un fatto di quelli cosiddetti interessanti.
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Testo generato da Hai, Generative Pre-trained Transformer Human Artificial Intelligence, versione alfabeta, autoistruitasi su riflessioni mattutine del titolare di questo dominio.