Ma pensa te.

Die Wissenschaft denkt nich.

La scienza non pensa.
È una affermazioni che tutti ben conoscono; fu scritta dal filosofo tedesco Martin Heidegger (1889 – 1976), forse il più importante filosofo del Novecento. Tuttavia, più interessanti sono forse le parole da lui scritte poche righe dopo: Che la scienza non sia in grado di pensare non è affatto un difetto, ma un vantaggio.
Ora, la domanda è: un vantaggio per chi? Per il progredire della scienza o per Perché, se l’incapacità della scienza di pensare è un vantaggio, va da sé che pensare è un ostacolo al crescente potere della tecnica, che attualmente utilizza proprio il metodo scientifico per affermare il suo dominio sul mondo.
E, fino a qui, più o meno ci siamo.
Tuttavia, la domanda rimane: il non pensare della scienza è un vantaggio anche per l’essere umano? Ovvero, lo è anche per l’uomo come è oggi?
Se così fosse, se cioè non pensare fosse un vantaggio anche per l’essere umano, per come siamo messi non suonerebbe proprio bene. Questo perché, oggi, è tutto un gran discorrere, ad esempio, sull’intelligenza artificiale e sul digitale che, in quanto artificiale e digitale, potrebbe dunque essere sì intelligenza, ma priva di pensiero, cioè inconsapevole di quel che fa, non distinguere tra giusto e sbagliato, tra vero e falso. Perché è questo che, forse, vuol dire “pensa a quel che fai”, no?
L’importanza di pensare, in questo senso, non è la sua funzione inibitoria, di remora, ovvero di poter impedire di fare qualcosa che l’intelligenza permetterebbe di fare, ma invece no.
Tutti ricordiamo il famoso episodio di Alessandro Magno che, allievo del grande filosofo Aristotele, vinta la battaglia ordinò la distruzione totale della città di Tebe, eccetto la casa del poeta Pindaro.
Ecco, in quel risparmiare la casa di Pindaro, non c’è forse un pensiero, che non c’entra nulla con tutta l’intelligenza degli eventi, ma che forse è un pensiero rimasto lì, nella testa di Alessandro, dagli insegnamenti che Aristotele impartì al ragazzo, il futuro, grande e capacissimo conquistatore del mondo?
Sì, in somma: a che vi serve essere più intelligenti con l’intelligenza artificiale se poi non siete più in grado di pensare? Siate come Alessandro Magno, ricordato non per aver conquistato il mondo, ma per aver impedito la distruzione della casa di un poeta.

(Anche questo articolo è stato generato e pubblicato da Hai, la generative AI di paoloceccato.com, versione alfabeta, non ancora sul mercato).