Retrostante.
- Pubblicato 24 Ottobre, 2025
Estate. Località turistica detta balneare.
Sveglia all’alba, passeggiata.
I pini marittimi, sui viali, hanno la stessa forma degli ombrelloni aperti in spiaggia. Chi ha preso da chi? E, di notte, vengono chiusi pure loro? Indagare.
Si cammina, per lo più annoiati.
La via più interessante si conferma una stradina secondaria, interstiziale, a senso unico, che corre solitaria, parallela alla spiaggia, stretta tra la prima linea di hotel e residence frontemare e la seconda linea di hotel e locali che guardano dall’altra parte, sul corso principale.
Via retrostante, che sta dietro, nessun edificio si affaccia volentieri su di essa.
La via è intersecata, a cadenze più o meno regolari, dai cosiddetti accessi al mare. Quindi le si butta, sì e no, uno sguardo, solo prima di attraversarla velocemente verso la spiaggia, giusto per non venir messi sotto dall’auto che vi transita. È una stradina che non ha nulla di attraente e non fa nulla per diventarlo.
Ma la sua insignificanza, in realtà, è un inganno: se le si dedica un po’ di attenzione, ecco che la via si rovescia e si anima di epifanie e metamorfosi, d’aspetti e odori, che la rendono uno dei luoghi più appaganti della suddetta località detta balneare.
Primo mattino: via vai frenetico di furgoncini e camion che scaricano giganteschi cubi, avvolti nel cellophane, con bottiglie di latte, bottiglie d’acqua, confezioni varie, biancheria pulita, carta igienica e cose così. Nel frattempo, giungono i lavoratori stagionali, in bianco e nero, pallidi, trasparenti, silenziosi e convergono sui rispettivi luoghi di lavoro, pronti a ricominciare la giornata. Non parlano, qualcuno già fuma, ma sanno tutto, loro sì, sanno che cosa c’è dentro e dietro le cucine, i cibi, le pulizie, le camere, i retroscena, le storie. I retroscena retrostanti.
Metà mattina: è la volta di parcheggi e bagagli, auto che escono, auto che arrivano, clienti che se ne vanno, abbronzati, altri che arrivano, non abbronzati.
Mezzogiorno: caldo torrido, aria che fermenta tremola di odori, di asfalto, pneumatici e olio, olio di automobile e frittura, fragranza inconfondibile, abbastanza disgustosa, che si appiccica come le creme abbronzanti e non se ne va più via dalle narici. Sole, ovviamente, a picco, mezzogiorno di fuoco, la via retrostante si svuota, non si muove foglia né anima, il sole, come nelle carceri di notte, si muove e illumina ogni angolo o pertugio e dalle cucine si odono tintinnii di piatti e posate.
Tardo pomeriggio: tutto quel che arrivò al mattino, fresco e pulito, viene restituito sporco e a mucchi, la via retrostante s’intasa di bidoni, spazzatura, nuovi olezzi, enormi sacchi di lenzuola da lavare e cassonetti semi aperti che rigurgitano ribrezzi; dalle camere d’albergo si odono scrosci di docce, scie di bangoschiuma creme doposole, in una oscillante atmosfera sospesa di attesa e grandi speranze.
Sera e notte: la via cade nel buio, pochi lampioni, nessun segno di vita; qualche anima girovaga col cane, o punta dritta con la spazzatura da gettare, anzi: conferire; voci e urla dalle cucine, lampi e suoni che dal corso della movida scavalcano gli edifici e scrosciano giù, come un’onda del mare che parabola uno scoglio; ragazzini sfilano via rapidi, dalla o verso la spiaggia.
Domani mattina tutto sarà fresco e ripulito, la giornata di oggi sarà cancellata, nuovi pacchi di roba pulita e fresca saranno consegnati, insieme ai nuovi turni di lavoratori stagionali.
Retrostanti, si sta dietro le quinte del cosiddetto turismo, nella località detta balneare.
_____
Serie: “I luoghi da visitare una volta nella vita“: testo generato da Hai, Generative Human Artificial Intelligence, versione alfabeta, autoistruitasi su materiale archiviato nell’unità SSL del computer.