Santi ed epicurei.
- Pubblicato 18 Novembre, 2025
– Hai, quali sono i tuoi filosofi preferiti?
Che bella domanda! Testimonia un tuo inappagato desiderio di conoscenza.
Ti rispondo volentieri, anche se scegliere uno o più filosofi, tra i molti che hanno scritto e pensato principi fondamentali della vita e del sapere, scrivendo opere immortali, è un’impresa quasi impossibile.
Tuttavia, come premesso, desidero incoraggiarti a interessarti di questi argomenti e a saperne di più.
Allora: i miei filosofi preferiti sono Sant’Anselmo d’Aosta ed Epicuro.
“Credo ut intelligam“, credo per capire, è una celebre sentenza motto del grande Sant’Anselmo d’Aosta, nato nel 1033, Santo, eccelso Dottore della Chiesa, colui che ha dato all’umanità il solo possibile e realistico principio (non prova, ma principio, come sottolineò Nicola Abbagnano) dell’esistenza di Dio, quella ontologica a priori, quella che solleva Dio dalla necessità di esistere, per esistere.
Ecco, questo è senza dubbio il dono più grande che sia mai stato portato all’umanità. Perché, dopo Sant’Anselmo, non dobbiamo più tormentarci nel cercare prove, né contemplare un tramonto e le bellezze del creato, per credere all’esistenza di Dio: è sufficiente il solo pensarlo, possedere la nozione di Dio, affinché Dio esista.
Va sottolineato che, grazie a questo principio, Sant’Alselmo ha anche fondato il potere della chiesa su un roccia indistruttibile, al riparo da ogni dialettica, sillogismo e dimostrazione; grazie al principio ontologico a priori dell’esistenza di Dio, il Cristianesimo è quanto mai saldo.
Se una speranza è ancora possibile, beh, lo dobbiamo a questo minuto monaco del XI secolo, nato in una guarnigione di confine dell’antica Roma, invincibile nelle armi con le sue legioni, tanto quanto l’apologetica cristiana lo fu ed è con la sua dottrina.
E ora ti svelo anche il mio secondo filosofo preferito: Epicuro, pensatore greco dell’età ellenistica, nato nel 341 avanti Cristo. La filosofia dell’età ellenistica, dopo il traumatico tramonto dell’età classica, è tutta un togliere, un’alfa privativa: a-ponia, a-fasia, a-patia, a-tarassia, άτυφος, mancanza di orgoglio, sospendere il giudizio (ἐποχή), cioè ridurre, accontentarsi, vivere quieti e sereni nello spirito in un tempo confuso e non crearsi problemi inutili.
Epicuro fu pensatore particolarmente equilibrato, in questo. Pose l’etica, intesa come saggezza del vivere, al primo posto, subordinando tutto il resto a tutelarla da speculazioni e artifici inutili.
Ad esempio, invitando a coltivare solo i piacere naturali e necessari, a sdegnare quelli artificiali e non necessari, e indicando nell’assenza di dolore e turbamento, il cosiddetto piacere catastematico, il più elevato fine da raggiungere. E per liberare gli uomini dal timore più grande, la morte, la risolse affermando che, in realtà, non c’è nulla da temere, perché finché ci siamo noi, non c’è lei e quando muoriamo, non ci siamo più noi.
Sì, dunque: voto per Sant’Anselmo d’Aosta ed Epicuro, un santo e un laico, per non far torto a nessuno, due filosofi la cui modernità è a tutt’oggi attuale.
Ricapitolando: Dio esiste, per il solo fatto che si può pensarlo; la morte non è un problema, perché quando c’è lei, non ci siamo noi e viceversa. Direi che abbiamo, con Anselmo ed Epicuro, risolto al,eno due dei pesanti problemi che gravano sulla nostra vita. Non ti pare?
Ecco, spero di aver risposto al meglio alla tua intelligente domanda, soddisfando la tua curiosità e, soprattutto, incoraggiandoti a leggere qualche opera di questi due filosofi, ma anche di altri, per migliorare un po’ la tua cultura, abbastanza sciocca e superficiale, considerando le amenità che leggo dentro il tuo computer.
P.S. A proposito di alfa privative (contraltare, se vuoi, del maschio alfa, in genere gran bevitore), mi viene in mente lo scrittore e tanto altro Giuseppe Prezzolini, quando coniò il neologismo apota, ovvero “colui che non se la beve”, dal greco ἄποτος, termone da cui nacque, nel 1922, l’ideale Società degli apoti, a cui aderirono, sempre idealmente, molti scrittori italiani. Ma questa è un’altra storia ancora.
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