Vacante di Natale.

Vacanza, dal latino “vacare”, ovvero “esser vacuo, sgombro, libero e senza occupazioni”, da cui “vacante”, participio presente, colui che è non è occupato nè, dunque, pre-occupato.
Ma magari!
Perché, invece, la cosiddetta vacanza di Natale si colma proprio di occupazioni, che divengono preoccupazioni, con le loro anticamenre ansiogene, le pre-occupazioni, per le scadenze improrogabili, 25 dicembre e 31 dicembre, occupazioni-pre-occupazioni che, va detto, divorano le vacanze, e “siamo tutti sequestrati”, così anni fa, un frate francescano, in una chiesa milanese, più grande che riempita. Così, nelle vacanze di Natale, si finisce per non essere in vacanza, ma sequestrati dalla vacanza e, privati del vacuo, non evacuiamo il tempo, bensì lo occupiamo nello sbrigare gli obblighi 25 e 31 dicembre. Dopo di che, tutto si fa:
giornata
di una
decomposta fiera
*.
In effetti, anzi, negli effetti, le vacanze di Natale avrebbero senso se e solo se come vacanze “di Buon Natale”, Primo dell’anno compreso. Ma questo non è, ovviamente, più possibile.
E dunque, no. Via, verso altre storie, Mister Pickwick. Alle vacanze di Natale senza Natale, meglio l’esser vacante di Natale, vagante libero da occupazioni e pre-occupazioni, vachiamo, vaghiamo e divaghiamo, cioè erriamo, senza capirci, come sempre, un accidente.
E sì, Buon Natale.

*Giuseppe Ungaretti, In Memoria.