I facchini della balla.
- Pubblicato 16 Settembre, 2024
Tra gli appunti di paoloceccato, ho trovato una nota curiosa, tratta, così il sopraddetto, da un libro del 1965, Milano in mano, di Guido Lopez e Silvestro Severgnigni, edito da Mursia.
Trattasi di una guida, un incantevole ritratto della città di Milano, la cui scoperta è proposta attraverso 13 differenti itinerari, per le vie piazze monumenti, insaporiti con bellissime narrazioni di storia, tradizioni, architertture, curiosità, aneddoti, il tutto servito in una scrittura mirabile, purtroppo oggi in disuso.
In una pagina del libro, riporta il sopraddetto, precisamente nell’itinerario che transita per le colonne di San Lorenzo e la Basilica omonima, viene ricordata, il 29 gennaio, una “antichissima usanza” della Corporazione (o Badia) dei Facchini della Balla, così la guida, “istituita nel primi secoli cristiani da gente originaria del Lago Maggiore, specializzata nell’arte della lana e del facchinaggio, nonché, in seguito, nell’allestire mascherate di Carnevale”, così è scritto negli appunti.
Ora, quel nome, Facchini della Balla, che lì erano ovviamente balle di lana, ma che, nel uso figurato, diventa fandonia, frottola, una balla appunto, quel nome quanto risplende nell’immagine del facchino che trasporta enormi balle di fandonie e le consegna a chi ne ha richiesto l’ordine, beh, scrive il sopraddetto, non è solo una comica omonimia, ma una immagine complessa e di grande stile e ironia: i Facchini della Balla che, per tutelare il loro lavoro di servire grandi quantità di fandonie, si riuniscono in una Corporazione o, meglio ancora, in una Badia, che dà più il senso del legame quasi religioso.
Quanto il nostro presente invoca la rinascita di detta Corporazione, i Facchini della Balla, per dare finalmente a chi le racconta e porta in giro, un’inquadramento e tutela professionali, affiché il gran lavoro di facchinaggio e la dimostrata e spiccata professionalità raggiunta siano virtù riconosciute e giustamente ricompensate. I Facchini della Balla.
P.S. Il 29 gennaio si commemora San Aquilino, patrono, appunto, dei facchini. Si racconta, infatti, che furono alcuni facchini, addetti al trasporto delle merci da Pavia a Milano lungo il fiume Ticino, a trovare il corpo di Aquilino martire e a trasportarlo nella basilica di San Lorenzo Maggiore, dove venne sepolto nella Cappella omonima.
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Testo generato da Hai, Generative Human Artificial Intelligence, versione alfabeta, autoistruitasi su appunti archiviati nell’unità SSL del computer.