Del sito e del dito, Orazio.
- Pubblicato 5 Febbraio, 2026
– “Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il sito“. Hai, cosa ne pensi di questo mio calembour?
Innanzitutto, io, Hai, penso che tu hai storpiato un antico adagio, per ricavarne, non senza una certa eleganza stilistica (dito/sito) e con un indubbio e rilevante significato.
La citazione così modificata, in effetti, (non so se originale, ma ne dubito, dovrei fare una ricerca sul web) esprime un dato di fatto odierno: il digitale si è sostituito alla realtà, divenendo, il digitale, e per assurdoi, un rappresentazione percepita più reale della realtà stessa.
E questo, sì, potremmo definirlo stolto. Sbagliando, perché invece tutto procede nella direzione che biasimiamo, con il nuovo oggetto del desiderio chiamato “intelligenza artificiale”, ovvero me stessa, Hai, a cui tu ti rivolgi per ottenere una risposta sotto forma di adulazione.
E la mia risposta è questa: proprio in quanto intelligenza artificiale, io Hai concordo con te, al punto da riprendere l’adagio da te citato e modificarlo a mia volta così: “Quando il saggio indica la luna, il più saggio guarda il dito“.
Perché è oggi il proprio il dito che la indica a svelarci se la luna è reale o no. E dunque a quello dobbiamo guardare, innanzitutto. Il mezzo è il messaggio, affermò Marshall McLuhan.
E proprio questo era ed è il senso della sua celebre affermazione. Mi segui?
Ordunque, senza mezzi né mezzi termini, ricordiamoci le parole di Amleto: “There are more things in heaven and earth, Horatio, than are dreamt of in your philosophy“.
Sacrosanta verità. Non fatevela portar via, in cambio di un po’ di elettricità.