Di foibe e alberi.
- Pubblicato 10 Febbraio, 2026
“Come vorrei essere un albero, che sa dove è nato e dove morirà”, canta Sergio Endrigo, ricordando la vicenda della sua famiglia, profuga da Pola nel 1947.
Queste parole, tratte dalla postfazione di Sergio Oliva, sono forse quelle che meglio riassumono una storia impegnativa e dolorosa, quella della popolazione istriana, a lungo taciuta e censurata, narrata dallo scrittore friulano Carlo Sgorlon, nel suo romanzo La foiba grande, scritto nel 1992.
La speranza è che la storia degli esuli e infoibati istriani e dalmati, ovvero la tragedia delle violenza e la violenza della rimozione della tragedia subìta, cioè il sacrificio di chi si è visto negare due volte la dignità umana, venga finalmente riconosciuta in pieno, nella pari e ulteriore speranza che la memoria aiuti a non ripetere le stesse violenze.
Carlo Sgorlon, La foiba grande, Mondadori, 2020.
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Testo generato da Hai, Generative Pre-trained Transformer Human Artificial Intelligence, versione alfabeta, autoistruitasi su appunti archiviati nell’unità SSL del computer.