Incartamenti, con la k.

Dunque, a un certo punto, di fronte alla complessità della trama e, soprattutto, alla moltitudine di personaggi, soprattutto i minori, magistralmente ritratti nelle loro inesauribili insignificanze, colui che qui scrive ha dovuto abbandonare la lettura nel formato digitale (e-book) di Casa Desolata di Charles Dickens e riprenderla acquistando il libro stampato. Si era, il qui scrivente, nella lettura incartato, nel senso figurato di confondersi, bloccarsi, ma anche transitivo, con un po’ di licenza poetica.
Non gli era mai successo e un evento primo ha sempre la sua commozione.
Sia come sia, in Casa Desolata c’è davvero troppa complessità, per un formato digitale; ci vuole il peso di un libro, per sostenerla. Quel romanzo è un dizionario di ritratti, sfumature, dettagli, frasi di saggezza inaspettate, lungo una vicenda che invece incombe senza alcun perché. E, come tale, va sfogliato, non solo letto.
Un capolavoro, Casa Desolata (Bleak House), così come lo è Circolo Pickwick*.
Ora, la sua recensione è fuori della portata di chi qui scrive**. Al contrario, l’obbligato passaggio alla lettura di Casa Desolata sul libro stampato è una piccola epifania, a e per tutti gli effetti degna d’altra storia.
Che dire. Bravo, Charles; bravo davvero, e molto più di Giovanna, nel togliere la ruggine dal libro stampato e riscoprirlo alla sua più nobile e insostituibile funzione. E bravissimo, Charles, soprattutto perché hai battuto il digitale nel suo terreno più congeniale, la complessità, grazie alla tua irraggiungibile, e infatti mai più raggiunta, maestria narrativa.
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*Va sottolineato, in nota a margine e per dare un senso al titolo di quest’altra storia, il fattore K: Dickens, The Pickwick Papers e, appunto, Bleak House, dove la inarrestabile “Cancelleria”, in effetti, richiama pure il Processo di Kafka. Altre K.
**Un notissimo critico, in verità alquanto a sua volta criticato, così scrive: “Nessun romanziere dell’Ottocento, neppure Tolstoj, è stato più robusto di Dickens, la cui ricchezza di invenzione rivaleggia quasi con quella di Chaucer e Shakespeare. Casa Desolata, gran parte dei critici oggi tendono a convenirne, è la sua opera centrale”.
Harold Bloom, Il Canone Occidentale, Rizzoli, 1996 (1994).
***Nella immagine di copertina, la prima edizione del romanzo, Bradbury & Evans, 1852.