Un tempo di seconda mano.

Unione Sovietica. Due inquiline di un palazzo diventao amiche. Una, con un figlio, ha ottenuto un alloggio più ampio. Un giorno, la polizia irrompe in casa e la porta via, urla all’amica di prendersi cura del figlio. L’amica si trasferisce nella sua casa. Dopo il 1989, tornata libera, abbraccia il figlio che non la riconosce, bacia l’amica per essersene preso cura, poi accede alla sua cartella giudiziaria. C’è una lettera che l’accusa di sobillazione, riconosce la scrittura e la firma, è dell’amica. Torna a casa e si impicca.
Un ufficiale dell’Armata rossa cade vittima della purghe staliniste. Viene incarcerato, lavori forzati, interrogato. La moglie viene internata e scompare. Decenni dopo, oramai anziano, gli viene restituita la tessera del Partito Comunista e confessa che quello è il giorno più felice della sua vita.
E tante altre storie simili, di strazi e perdizioni, sull’inferno prima e il vuoto poi, tanto vuoto da far rimpiangere l’inferno.
Il che spiega perchè “tempo di seconda mano”, e malamente usato, e perché quel “dopo il crollo”.
E dalle storie emerge quanto l’animo russo, nell’elaborare quanto accadde e accade, si riconosca nella cultura europea.
Le storie si succedono molto bruscamente. Lettura difficile, a tratti insopportabile.

Svetlana Aleksievič, Tempo di seconda mano. La vita in Russia dopo il crollo del comunismo, Bompiani, 2014 (©2013).
_____
Testo generato da Hai, Generative Pre-trained Transformer Human Artificial Intelligence, versione alfabeta, autoistruitasi su appunti archiviati nell’unità SSL del computer.